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  • Immagine del redattoreCristina Deutsch

Con Freud in tasca

Aggiornamento: 16 mar 2023


Dopo il post precedente, stavo ridendo come una iena davanti al computer, immaginando come avrei ficcato in tasca quel Freud di quasi 700 pagine. Roba che già mi faceva sentirmia ppassire, soprattutto da quando mi sono ricordata che mi mancano ancora circa 150 pagine prima di finirlo. Non chiedetermi a cosa mi serve, perché per ora non lo so neanche io. Certamente si dimostrerà utile a qualcosa Anche se questo è esattamente ciò di cui stavo parlando con un amico qualche giorno (settimana?!) fa - ho un'incredibile sensazione di déjà vu, come se l'avessi già letto dieci volte. Non ho davvero letto L'interpretazione dei sogni (mi vergogno ad ammetterlo...) fino a questa età. La spiegazione sta probabilmente nel fatto che frammenti e frammentini compaiono in vari luoghi, il più delle volte senza essere adeguatamente citati, che in qualche modo mi sono rimasti impressi nel cervello. Da qui probabilmente il pregiudizio che lui sessualizzi tutto ciò che può. Pregiudizio a cui mi ero un po' aggrappata pure io (e che ritrovo ancora in ogni sua analisi), credo di insistere proprio perché io ho bisogno di elementi completamente diversi.

Ad un certo punto, intorno al 1991-1992 (quindi avevo circa 14 anni) avevo cominciato ad annotare coscienziosamente i miei sogni su dei quaderni pomposamente intitolati "Libri dei Sogni". È divertente quando ora guardo indietro e vedo dove stavo volando... Penso di aver visto principalmente il lato buffo delle cose. In ogni caso, sono troppo bizzarri per essere usati come materiale letterario in qualcosa, ci ho provato... Non avevo certo una prospettiva freudiana sulle cose. Invece sembra che la cosa funzioni molto bene, direttamente, quando devo scrivere. Penso che non possa essere più economico di così - arriva il personaggio X, dice "cosa stai facendo, stronza, stai per caso dormendo?". "Sì, sto dormendo, lasciami in pace...". "Beh, cosa vuol dire che stai dormendo?," dice lui. "Stai attenta, domani dobbiamo lavorare. Farò questo, quello e l'altro. Stai molto attenta a quello che devi scrivere lì...". È così che è apparso Bebe Boian. Mi ha anche dato il titolo del romanzo: L'albero dei coccodrilli. Ed è così che è rimasto dall'inizio alla fine, non ho avuto il coraggio di cambiarlo. Ho quindi iniziato a cercare in rete, per vedere cosa diavolo voleva: quale albero? quali coccodrilli? Nel frattempo, avevo ancora un'idea ma non si è mai presentato per dirmi se andava bene o no. È ancora peggio quando compaiono diversi personaggi, da vari testi (ne ho altri in lavorazione...), e iniziano a disturbare il mio sonno. Stavo dicendo io che dovrei mettere un quaderno vicino al letto, per scrivere ciò che deve essere scritto, ma il fatto è che quando mi sveglio, accendo la luce, do più spiegazioni, accarezzo il cane, tutto è andato all'inferno. Ho provato con il cellulare a registrare – è caduto un paio di volte per terra, le budella gli sono saltate, lo schermo è a pezzi... Ieri sono stata svegliata da non so chiche mi ha detto che mio marito nasconde qualcosa di buono da mangiare sotto il cuscino... Tira il cuscino, sveglia l'uomo dal sonno - non c'era niente da mangiare... A me mi sembra che questi visitatori mi stano prendendo anche per il culo ogni tanto...

In ogni caso, finirò di leggere Freud anche se mi usciranno gli occhi dalla testa. Almeno così che, quando un altro individuo non invitato si presenta nel mio sonno, prenderò il mattone dalla tasca e gli spaccherò il cranio direttamente, così si potrà adormentare pure lui...

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